da una parte c'è la ragione, dall'altra la passione, queste due poli devono relazionarsi, devono essere in equilibrio in armonia. si deve far attenzione a non lasciarsi andare dalla passione, così la ragione aiuta a prendere decisioni importanti e ben studiata....ma quello che ho capito io è che a volte non si ddeve capire, si deve andare avanti, vedi Mr White una vita umana può sembrare lunga ma se tu visualizzi 70 anni in un millennio ti perdi. La mia visione può sembrare negativa, invece è l'opposto, si deve essere felici, vivere, sensazioni, passioni, dolori, amori, ricordi, sospiri, schiaffi, errori, colore,luce, acqua, calore, brividi... Nella ragione ti puoi perdere, mi basta una domanda per mandarti nel caos... perchè viviamo, qual'è lo scopo della nostra vita?... e sai cosa ti dico ora,, ma chi cazzo lo sa... a volte si perde troppo a pensare(come capitava a me)a riflettere, si ha paura di sbagliare e invece non si gode il momento, il piacere anche di una piccola cosa, siamo abituati a volere sempre di più, anche qui da un lato è positivo ma dall'altro si rischia di cadere nel mare della noia e dell'ansia. a volte basta appendersi a piccole cose, che poi scopri essere di enorme valore. vedi White forse io penso troppo.... allora vado
28-01-2007 17:41
domenica 28 gennaio 2007
frammento
Leggendo nuovamente uno scritto su Duane Michals ne sono rimasto colpito una seconda volta, ma più fortemente. È pazzesco, ciò che è più importante è quello che non si vede, cazzo è vero. Dobbiamo fotografare questo! In realtà lo facciamo, ma solo incosciamente, e quindi non conta proprio niente. Dietro un ritratto troppo c’è, ci sono i pensieri e sensazioni dell’artista e del soggetto in quell’istante, quello ci deve interessare,e non il banale fatto della verosimiglianza. Ogni foto è un mondo a se , è bero è vero! Ogni ritratto è un volto diverso!!! Che senso ha allora stare dietro la verosimiglianza, niente ! Quello che conta è la consapevolezza del mezzo, che noi non fotografiamo un oggetto ma l’immagine riflessa, l’apparenza. Come ha intuito Duane Michals è tutto un mondo riflesso. Ti abbaia la visione, ma è una luce rivelatrice, perlomeno per me.
27-11-2006 22:34
27-11-2006 22:34
venerdì 19 gennaio 2007
Riccardo'shand

la mano è la traccia di un individuo, ciò conferma la propria esistenza. è l'arto più personale del corpo, a cui in seguito è possibile risalire. Una mano può trasmettere più informazioni ma anche emozioni di un ritratto, anche la mano infatti può essere considerata tale. Si pensi alla foto di Duane Michals che ritrae Andy Warhol il quale ha il viso coperto dalle mani. Warhol non si nasconde, non vuole privarsi della sua identità ma la vuole rafforzare. Mette in luce le proprie mani, il gesto può dire molto del suo carattere , della sua vita. l'intenzione di ritrarre qualcuno attraverso le sue mani ha enorme senso se in esse si trova qualcosa di magicamente potente, tale da descrivere la persona, dire qualcosa su di essa, suscitare coivolgimento. In questo caso la mia è un'impronta, e la scelta di rappresentarmi tramite essa dice già qualcosa su di me. Inoltre in questo modo sono visibili le impronte digitali insieme alle interessanti linee del palmo, i segni del tempo sulla carne. è ancora più personale. prendo qualcosa anche da Rolan Barthes rigurado il noema della fotografia, con il mio gesto io attesto il mio passaggio in questo mondo io dico che Riccardo è esistito, ho la sua traccia, in qualche modo è anche un tentativo di confermare la popria identità. Inoltre l'impronta è nata per essere stampata sulla maglietta di un mio amico, volevo in certo modo dare qualcosa di me molto personale. La tua impronta non la dai in giro come riduzioni.
sabato 13 gennaio 2007
venerdì 12 gennaio 2007
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